Lemeh42, una risposta alla vita, all’Universo e a tutto quanto di Eleonora Frattarolo

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Lemeh42, una risposta alla vita, all’Universo e a tutto quanto

di Eleonora Frattarolo

Jerome David Salinger con A Perfect Day for Bananafish (1948), Douglas Adams con la Guida galattica per gli autostoppisti (1979), David Foster Wallace con La ragazza con i capelli strani (1990) e con tutto il resto, ecco un primo raggruppamento di riferimenti per Lemeh42, un nome fantastico in cui si uniscono lettere di due nomi (del proprio e di quello della moglie) e vi si accorpa il 42, che apparve verso il finire degli anni ‘70 nella narrazione appena citata di Adams e divenne con rapidità il numero di una cabala assai efficace fino ai nostri giorni, forse perché essendo nato come risposta alla domanda cosmica “sulla vita, l’universo e tutto quanto” ha potuto divenire mitologia su differenti versanti; dalla band funky Level 42; ai Raminghi dell’autunno di Dylan Dog, dove si cita il 42 come risposta universale; al blog “Avamposto 42 –guida galattica per terrestri in missione”, della cosmonauta Samantha Cristoforetti.

Ma siccome il futuro ha sempre un passato, e il presente anche, partiamo dall’inizio, che qualche volta ha un futuro. A sedici, diciassette anni Michele Santini scopre la letteratura e legge in un pomeriggio Il vecchio e il mare, appena più tardi gli si rivela il genio di Salinger, tramite lui Faulkner e Carver, fino a Pynchon, Auster, Franzen, De Lillo e Wallace. La letteratura è il suo primo amore: il minimalismo di Hemingway, il flusso della coscienza di Faulkner, la profonda leggerezza di Wallace, l’irriducibile disincantata malinconia di tutti loro, sono pietre angolari dei disegni e dei video che verranno. Nel frattempo, dal 1994 e fino ad ora, Lemeh42 va a ricoprire i muri della periferia come writer: abbordaggio nello spazio del fuori, esercizio grafico, riflessione sulla struttura, intuizione, misurazione di perimetri, calcolo di rapporti in scala: un esercizio dell’occhio e delle mani che porta molti writers a intraprendere il mestiere di grafico e che contribuisce a condurre Michele verso il disegno puro. Poi, la fotografia, fino al 2003, e l’incontro con Nino Migliori a Bologna, che in lui vede una giovane promessa. Ma la giovane promessa si mette a disegnare, e passa dalla fotografia ai video, dal 2004 al 2008 concepiti con Lorenza Paoloni, oggi sua moglie, realizzati con sequenze di scatti fotografici digitali fino al 2009, l’anno in cui vince il “Premio Iceberg” e in cui Patrizia Raimondi nota Flor de la Halambra, se ne innamora e inizia con Lemeh42 un percorso di collaborazione che dura tutt’oggi. In Flor de la Halambra, come ne Il silenzio dell’amore (2005), neoromanticismi e riferimenti al cinema degli esordi muto e fantastico, tempi lunghi, silenzi che partecipano di andamenti psicologici e temporali sospesi, labili, indefinibili: nato senza storyboard e con l’azzardo di una incontenibile necessità di espressione, qui, e nei video successivi, si contano i registi amati da Michele: Méliès e Tarkosky, Antonioni e Greenaway, Godard e Gondry…

C’è un perché del disegno che è il perché del desiderio di scoprire. Si cerca casa nel proprio soggetto, scrive John Berger. La dittatura dell’ideologia dell’azzeramento della mano, del disegno, della pittura, della scultura, è semplicemente ignota agli artisti delle ultime generazioni che mescolano manualità e tecnologia, e dipingono e disegnano senza sensi di colpa desunti da collegamenti ideali con “avanguardie” lontane o vicine (da Berlino alla Cina, da Parigi all’Iran alla Biennale del Disegno di Rimini). Così Michele nel 2010 inizia a girare video filmando i propri disegni, prima digitali, eseguiti con la tavoletta grafica, poi a mano con grafite e inchiostri: un cinema d’animazione, ma nuovo, che indirettamente racconta di come modalità espressive del passato riaffiorino riplasmate da nuovi sguardi e nuove utilità. Succede anche nella street-art, che riannoda i fili spezzati del legame tra pittura e città; nell’arte pubblica, che riprende nel proprio nome e nelle proprie mani il motivo antico, originario, dell’essere dell’arte; nelle elaborazioni site-specific, che ci fanno capire quanto fossero site-specific le opere di Giotto e di Niccolò dell’Arca, di Michelangelo e di Francesco Mochi, di Goya e di Felice Giani, e di tutti gli innumerevoli frescanti e plasticatori e scenografi che hanno modellato i volti delle città storiche… Su questa via, appare nuovissimo e antico Lemeh42, come lo è, da tempo, William Kentridge, o certi altri disegnatori che sono anche performers e fotografi e street artists e videomakers e che filmano i propri disegni o la propria pittura: Karin Andersen ed Ericailcane, Elisa Laraia, Dacia Manto e Blu, Toccafondo, tra gli italiani…

Ma torniamo a Lemeh42, nel cui lavoro ritmo e disegno fluiscono ormai assieme, con un esito emozionale inscindibile dalla musica elettronica di Marco Scattolini, produttore di sonorità che sono davvero “colonne” portanti. Come nelle Possible Cities (2009), simili a iconografie moderne di “corone” della città e insieme a piattaforme contemporanee che galleggiano e filano nell’aria, dove ogni singolo agglomerato concorre a determinare la mappa del Regno dei luoghi inesistenti: piccolo pianeta solitario come quello di Saint-Exupéry per Il Piccolo Principe. Nel tempo il disegno di Michele si affina e si carica di una semantica che indica una tradizione ancor prima di rappresentare cose animali paesaggi. Così, uno dei motivi distintivi della sua poetica, della sua visione del mondo, la morfogenesi quasi ossessiva di un segno in perenne trasformazione come la natura, come la vita, che diventa altro rimanendo se stesso, ricorda, ne La Mano nera (2013), in certi suoi spazi diradati, nel prevalere a volte dei bianchi e nel respiro del tratto, nella pura e assoluta semplicità, l’indimenticabile L’homme qui plantait arbres, del 1987, desunto dal racconto di Jean Jono del 1953, girato e disegnato da Fredéric Back. Così, anche in The scriptorium trilogy #01, Feminine, del 2012, dove la giuliva danza delle mosche, stroncata dalla violenza grottesca della morte per spray, se è ispirata a La scopa del sistema di Foster Wallace, sottende anche, con una tensione opposta, la memoria visiva della danza dei “nerini del buio” ne Il mio vicino Totoro di Miyazaki, l’autore che con Una tomba per le lucciole e La città incantata ha affascinato Lemeh42 fino alle lacrime. Ecco, la traccia di un segno può divenire la labile linea che ci racconta il mondo e il suo plasmabile effimero rapido divenire tra affioramenti e disparizioni, tra la nascita, la vita e l’oltre. Nel nuovo studio che guarda su cieli e campi e silenzi, oggi Michele dopo le esperienze di Detroit, di New York e di Londra, dopo la scrittura su Dylan Thomas e la fascinazione delle narrazioni di Tarkovsky, affonda con sempre maggiore profondità la mano nel lievito gonfio dei desideri, il disegno unito a cinema e letteratura. Il suo ultimo lavoro, semplici vetri incisi dal graffio anomalo di un solco senza colore, connettono riflessione sul sacro e declinazione di un segno che si conforma alla sottrazione della materia: sono parole, che non esistono in modo autonomo secondo Pavel Florenskij, “ ma solo come nodi di quei processi che costituiscono il discorso”.

Un grazie ai libri, e ai loro autori, che migliorano la vita:

Pavel Florenskij, Il valore magico della parola, Medusa, Milano, 2003 John Berger, Sul disegnare, Libri Scheiwiller, Milano, 2007 John Berger, Questione di sguardi, Il Saggiatore, Milano, 2009 Piero Deggiovanni, Disegnare dal vivo, in Eleonora Frattarolo (a cura di), Lascia un segno. Donazioni di disegni contemporanei all’Accademia di Belle Arti di Bologna, Agenzia NFC, Rimini, 2011

Testo scritto da Eleonora Frattarolo in occasione della mia personale tenutasi dal 17 Gennaio al 28 Febbraio alla Galleria L’Ariete artecontemporanea, Bologna. Il testo è incluso nel catalogo “Lemeh42 2004-2014” edito in occasione della mostra da Vanilla Edizioni 

Catalogo Arteam Cup 2015

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Catalogo Arteam Cup 2015 pubblicato in occasione della mostra presso Officina delle Zattere – Venezia – Italia –  24 Ottobre – 22 Novembre 2015.

Il catalogo, edito in occasione della mostra che ha visto Lemeh42 vincitore della categoria “Over 35” e vincitore assoluto, racchiude le immagini dell’opera di Lemeh42 e tutti gli artisti selezionati dalla giuria per la mostra finale presso Officina delle Zattere.

Lemeh42 – Eleonora Frattarolo – L’Ariete artecontemporanea

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Catalogo a cura di Eleonora Frattarolo, edito da Vanilla Edizioni in occasione della Mostra personale Lemeh42 – La mano nera – Galleria L’Ariete Artecontemporanea 17 Gennaio – 17 Marzo 2015 – Bologna – Italia.

Il catalogo ripercorre in maniera ragionata tutte le opere video e animate realizzate da Lemeh42 dal 2005 al 2015 e presenta la prima serie di vetri graffiati della serie “Exempli Gratia”. All’interno per ciascuna opera video sono presenti abstract e una selezione di stills.